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14 marzo 2012

Conosco un momento migliore



Conosco un momento migliore. Sta in un posto migliore, quel posto che trovi in un tardo pomeriggio di febbraio, quando è troppo buio per scoprirlo e allora lo conservi nella memoria, in attesa del momento peggiore, quando serve qualcosa di bello per non cedere del tutto alla negatività.
È quel posto che quando ti si ripresenta agli occhi in una mezza mattinata assolata di marzo ti costringe a posare i passi sui propri san pietrini, a salirne le scale, ad ammirarne gli scorci. E basta poco, basta davvero poco per sorridere e pensare a come sarebbe bello essere lì con la persona che ami, dimenticando per un istante la tristezza.
Ci sono tanti momenti migliori, conservati in una miriade di posti migliori a Roma. Basta perdersi per scovare i paesaggi che risollevano l’animo, che accendono lo sguardo.
In un articolo un po’ banale su Parigi ho letto che la capitale francese è l’unica città che possa ancora definirsi suggestiva. Il tizio si sbagliava, forse lui non si è mai perso a Roma in un mezzogiorno assolato, probabilmente non si è mai lasciato guidare dall’ istinto.

23 luglio 2010

Un istante di sole dorato



(Kandinsky, Autumn in Bavaria)

Camminare per strada col tuo odore addosso, saltellare quasi per evitare un’auto mal parcheggiata e sorridere mentre canto di un sole dorato e stono. Penso che il viale alberato sia bellissimo nell’ora che precede il crepuscolo.
Sollevare le braccia e ancora cantare oltre tutto ciò che di amaro c’è, sentirmi riempita dal tuo sapore e sapere che chi ancora mi circonda splende come il nome bellissimo di quella canzone. Allungare la strada che mi porta a casa solo per poter danzare ancora con quell’istante di armonia.
“Never a frown with Golden Brown”
Ilaria Pantusa

18 luglio 2010

L’allegoria del Passato che si era staccato dal muro


 
("Morning Sun", Edward Hopper, 1952, olio su tela)


Mi ritrovo una mattina inseguita dal mio gatto in ogni cambio di scena, in ogni gesto e mi chiedo perché sono ancora sveglia con lo sguardo rivolto al passato e a ciò che è passato forse per sempre. Mi sgrido, perché i miei errori sono imperdonabili, anche quando è la Felicità la responsabile. I miei capelli sono diventati più chiari intanto e il sole è sorto come sempre accompagnato dal cinguettio degli uccelli. Ma io sono arrabbiata. Quel Passato si ripete ed ormai potrebbe essermi indifferente e potrei rinunciare a sperare che la Prossima Volta le cose saranno diverse, se non fosse per la Felicità, che dà un valore aggiunto a tutto, anche ai pezzi che perdo per strada. Fuori voci sorridenti di bambini che giocano coi nonni, il sole si alza, ma ancora non è bollente. E poi lo scorgi quel passato. Ti torna fra le mani staccandosi da un muro, lo vedi coi tuoi occhi e pensi che ti aspetti troppo dagli eventi. In questo ho sbagliato. Dovevo saperlo che un evento come quello avrebbe scatenato reazioni contrastanti, sbalzi climatici, cadute di governi, crisi economiche, guerre mondiali, l’infrangersi del vetro, vetro che avevo scambiato per un diamante, ma che in fondo sapevo non avrebbe retto alla Rivoluzione che si scatenava dentro me, quella dolce tempesta che accompagna i miei giorni più vivi. Anche il mio gatto ha preferito non disturbare la mia solitudine. Mi chiedo perché il Passato non fa altro che invaderla.
Ilaria Pantusa

01 marzo 2010

Monologo Interiore di un "Io"



 E. Hopper, "Sheridan Theatre"
"Non si può giudicare il modo in cui una persona ne ama un’altra.
Voi invece lo avete fatto, lo fanno tutti.
Tutti a dire che l’amicizia dura per sempre, mentre gli amori vanno e vengono, un amico ti sta accanto nel momento del bisogno, un uomo invece non c’è sempre per te, che fai, ancora credi nel Dio Amore?
A voi che pensate questo e accanto avete qualcuno che dite di amare, a voi chiedo di riflettere sul vostro amore.
Morireste per lui o per lei? Vivreste ogni giorno della vostra vita insieme come se fosse l’ultimo? Perché sapete, io penso che il domani non lo si conosca mai abbastanza, se c’è una cosa che ho imparato dai telegiornali è che un maledetto fulmine, una maledetta automobile impazzita può cancellare ogni tuo desiderio di vivere in pochi istanti, il tempo di dire addio al mondo.
Io non credo in nessun Dio, in nessun Destino, neanche al Caso. Credo che ci sia un ordine che dipende dalla nostra volontà, dalle nostre decisioni ed indecisioni, dalle nostre non decisioni, dalla nostra indifferenza.
Ogni giorno noi facciamo qualcosa, ci alziamo dal letto, andiamo in bagno a guardare una faccia arruffata davanti allo specchio, corriamo verso un ufficio, un’aula accademica, un’auto, un’aula scolastica, un’altra auto, un bus, un ladro, un assassino, un benefattore, un dio, un cane, un gatto, corriamo verso un desiderio, un qualcosa che ci prenderà a schiaffi, qualcuno che ci pugnalerà alle spalle, un sorriso, un sì, un no, un forse.
Tutto questo ci cambia il corso della vita, perché ogni istante è fatto di bivi, quante possibilità ci offre vivere allora? Ed ecco che è necessario essere convinti di qualcosa, credere in qualcosa, avere un punto fermo, il centro che regola tutto, la guida nell’esplorazione del bivio, il sole del proprio cuore.
Io non credo neanche nella Certezza. Chi me lo dice che l’amicizia non possa andare e venire proprio come l’amore? Il punto è costruirsi delle certezze.
E allora la mia stella può essere il mio Lui, lui può essere il mio tutto, tutto il resto è un contorno.
È semplicemente un punto di vista che non coincide con quello degli altri. Non parlo di priorità, di chi è più importante e di chi è meno importante.
L’amore lo cerchi per tutta la vita ed è raro sentirlo pulsare come se fosse il proprio cuore. Arrivati a questo punto non si tratta più solo di due persone, ma di due organi vitali che coincidono, ogni tratto che si incontra appartiene all’altro e lo irrora di vita.
Come si può giudicare il modo in cui una persona ama un’altra persona?"
Ilaria Pantusa
-Esercizio di stile-