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08 settembre 2013

Un viaggio in treno racconta

E. Hopper, Compartment C, Car 193, 1938

 Un viaggio in treno può essere visto come un racconto da sfogliare ad una velocità media di 120km/h.
I binari sono indici di libri, libri che narrano storie d’Italia. Ogni stazione è un capitolo e, tra l’una e l’altra, il filo di un racconto si dipana e scorre davanti agli occhi. Ho letto storie di verde bellezza: pareti di alberi, tappeti di campagna. Ma anche lo squallore: rifiuti ammassati sotto i ponti, tra i fili d’erba, ai piedi di palazzine abbandonate a metà costruzione. Ho letto storie di rispetto, come storie di violenza contro un Paese bello, ma triste e maltrattato. Anche con la musica nelle orecchie o una rivista tra le mani, a tutto ciò non si può sfuggire, perché sono frammenti di vita che si impongono con prepotenza alla mente. Quei lembi di terra bruciata, quei prati di fiori colorati, tutti i milioni di contrasti di questa terra rimangono vividi nelle iridi, nei nervi, nella memoria. 

Durante un viaggio in treno da Gaeta a Napoli Centrale 18,08,2013 ore 16.21

E. Hopper, Railroad Sunset, 1929


20 agosto 2010

Sul ponte sventola bandiera bianca


Poveri stupidi. Questi fastidiosi ecologisti, ambientalisti, animalisti, sempre ad intromettersi tra le comodità altrui! Eh già, voi che parlate così, mi è capitato di ascoltarvi, voi che l’adolescenza l’avete passata da un po’, magari avete già dei figli e una carriera avviata, oppure no, ma la vostra idea del mondo è ben piantata nell’illusione che negarsi la possibilità di cambiarla quell’idea sia da deboli, da stupidi. Ebbene, voi che siete nati o cresciuti nel periodo in cui il boom economico non aveva saturato l’aria delle vie in cui stendevate i panni o potevate ancora giocare a palla perché le auto erano poche, voi che siete nati e cresciuti un po' più tardi, in quegli anni di piombo in cui l’aria cominciava a pesare proprio come il piombo, voi siete coloro con cui sono più arrabbiata. E parlo di rabbia generazionale, non di questioni personali. Infatti il mondo come è oggi ha il cancro. Quest’ultimo si chiama smog, si chiama sfruttamento delle risorse naturali, si chiama avere più del necessario, si chiama spreco, si chiama NOI.
 
Voi siete imperdonabili. Nel vostro piccolo potevate fare molto, come ad esempio educare i vostri figli al rispetto per l'ambiente, a non farsi rimbambire dalla tv, a non utilizzare l’auto per un percorso breve quanto una passeggiata di 10 minuti. E invece no, neanche adesso che avreste la possibilità di cambiare abitudini e di chiedere scusa al futuro, non fate altro che volere il ponte sullo stretto, le centrali nucleari e l’ennesimo centro commerciale con annesso parcheggio. Ed io e le generazioni che verranno saremo qui a respirare nuovi tumori e a vedere meno colori, tentando di fare comunque qualcosa, mentre “sul ponte sventola bandiera bianca”.
(Stretto di Messina)
Davvero vale la pena distruggere una tale meraviglia, deturpare un paesaggio così unico e splendido?
 
P.S. Essendo un’acerrima nemica delle etichette, non pensiate (giammai!!!), che io sia ambientalista, ecologista, animalista e “bacchettonista”. Sono semplicemente una persona che rispetta l’ambiente, la vita e che dunque tenta, con gli unici mezzi che possiede, di far capire che la direzione che stiamo prendendo non è la più giusta, ma solo la più dannosa. Nonostante le comodità.

08 giugno 2010

Rabbrividisco al solo pensiero


Questo pomeriggio ho deciso di studiare fuori, in terrazzo. L’aria era fresca, l’odore dei fiori intenso. Le voci dei bambini e degli adulti troppo forti. Ad un certo punto ho sentito un bambino di non più di 8 anni gridare un sonoro “vaffanculo” verso qualcuno o qualcosa. Mi aspettavo che venisse ripreso, che gli si dicesse qualcosa. Ma non è successo nulla. Poco dopo altre voci, un bambino di 2 anni che rideva ed un ragazzo che guardava verso il basso dicendogli “Eh mo’ so cazzi tua, il ciuccio non lo puoi prendere perché l’hai fatto cascà de sotto”. Ho rabbrividito al solo pensiero che tutti gli adulti possano rivolgersi così a degli esseri così piccoli e ancora sostanzialmente buoni. E ad un tratto mi si è chiarito tutto. Mi chiedevo come siamo arrivati al punto di distruggere la scuola pubblica, le risorse culturali, l’ambiente. La risposta è molto semplice. Non gliene frega più niente a nessuno di ciò che sarà per il futuro di questo paese. L’importante è solo quel maledetto oggi, adesso. O al massimo domani, perché la speranza che le successive 24 ore portino a qualcosa di migliore c’è sempre. Ma il pensiero di ciò che sarà fra 10, 15 o 20 anni non sfiora la mente di nessuno, a quanto pare. Ed ecco che allora lasciamo quasi passare inosservato un emendamento, il 1707, che determinerebbe una pena minore (non è necessario l’arresto) per chi compie atti di violenza di lieve entità nei confronti dei minori. L'emendamento è stato però ritirato proprio oggi, un sospiro di sollievo. Resta il fatto che stiamo crescendo una società che non si occupa più dei suoi figli e dei suoi nipoti. Il linguaggio che si usa con loro è violento, i gesti compiuti davanti a loro anche e quando parlano non li si ascolta davvero. Basta che stiano davanti alla tv. E se poi fanno qualche danno a scuola, non importa di quale entità sia, tanto la maestra ha sempre torto e i propri figli hanno sempre ragione. Questo sarebbe il modo giusto di educarli? Sarebbe questa la modernità familiare di cui si parla tanto? È questo il modo di prendersi cura dei propri bambini? Rabbrividisco al solo pensiero.

18 novembre 2009

La solita vittoria dell'ECOnomia sull'ECOlogia: Copenhagen e le belle (ma inutili) parole. Attendendo le risposte della Natura


“Nel corso della storia umana si sono spesso compiute azioni, soprattutto di carattere collettivo, le quali hanno avuto conseguenze vistose per generazioni successive”. Lo dice Pontara nel 1995, quando nel frattempo si lavora ad un protocollo, quello di Kyoto, che verrà approvato nel 1997. Il famoso “protocollo di Kyoto” prevede la riduzione dei gas serra, in rapporto ai dati del 1990, del 5% per il periodo 2008-2012.
Naturalmente anche i migliori propositi hanno la solita scappatoia che tanto piace a quei furbacchioni che siedono su comode poltrone e giocano con le nostre vite e con i nostri desideri, maneggiandoci come pezzi di legno, dandoci l’appellativo di “numeri”, “utenti”, “consumatori”, “giovani” o “pensionati”, “studenti”, “operai” e “spettatori”.
L’oggetto in questione sarebbe una piccola nota, la quale afferma che, per entrare in vigore, il documento deve essere approvato da almeno cinquantacinque paesi.
Dal 1997 al 2004 è passato un po’ troppo tempo però. Proprio nel 2004, infatti, il protocollo viene effettivamente reso efficace con l’adesione della Russia di Putin. Alla fine del 2007 è la volta dell’Australia. Un grande buco al centro, che riempie l’atmosfera di una quantità di gas serra pari al 33,6 % della percentuale complessiva. Questo baratro si chiama Stati Uniti d’America. Il paese dei balocchi, il paese patria di Felicità e Libertà - le quali passeggiano a braccetto fra palazzi bianchi, lussuosi grattacieli a Manhattan e calde spiagge della California, evitando accuratamente ghetti per neri, scuole pubbliche e quella percentuale di persone che non può mettere piede negli ospedali perché sprovvista di assicurazione - questo paese non ha intenzione di aderire alle norme di Kyoto a causa del rischio di rovinare la propria economia a vantaggio dei paesi in via di sviluppo. E la Cina che dice? Altro buco nero, disinteresse completo.
Verrebbe da chiedersi come sia stato possibile, in soli quattro anni, riuscire a ridurre del 5% l’emissione di gas serra.
Ed in effetti questa domanda è lecito porsela. E’ lecito perché a respirare quell’aria malsana che vaga per le vie delle nostre città siamo noi, sono i nostri figli e lo saranno i nostri nipoti.
Quante volte, aspettando che l’altro vi raggiunga, accendete il motore della vostra auto e lo lasciate tossire per minuti e minuti che a voi sembrano nulla, ma per l’ambiente sono attimi di vita spezzata, un albero che non sospira più, un terreno che non sente più le carezze del cielo, un monumento storico scavato per sempre da mere combinazioni chimiche, combinazioni che si trasformano in soldi, soldi che fanno girare un’economia, economia che alla maggior parte dà briciole.
Quante volte ignoriamo l’importanza di una buona educazione al risparmio energetico, al riciclo dei materiali. E quante volte il muro dell’omertà mafiosa ha distrutto posti meravigliosi e contribuito così a creare altro degrado, altri disagi ambientali?
Il mondo aveva a Dicembre un’altra possibilità, forse l’ultima, per cambiare lo stato delle cose. Naturalmente non la utilizzerà. Si tratta del summit per i cambiamenti climatici che si terrà a Copenhagen tra il 7 e il 18 Dicembre 2009.
Il problema è fondamentalmente lo stesso che riguarda il fallimento del protocollo di Kyoto. USA e Cina.
Barack Obama è occupato con la politica interna (riforma della sanità e riforma energetica) e disturbare il Congresso con argomenti riguardanti l’equilibro ECOlogico del pianeta sarebbe troppo per l’equilibrio ECOnomico. Ma sì, che i ghiacciai si sciolgano e i deserti si estendano, se abbiamo quei bei pezzi di carta che ci danno tanto potere, possiamo anche andare sulla Luna, avete visto che l’acqua c’è?
Inoltre, disturbare la cara Cina, la quale non ne vuole sapere di norme per rispettare l’ambiente, non è conveniente, altrimenti fra i due giganti, vince quello rosso e con gli occhi a mandorla. E chi lo vuole un altro muro di Berlino?
Dunque, da Bangkok, dove si sta svolgendo la prosecuzione dei negoziati per la stesura dell’accordo sui cambiamenti climatici da approvare al summit, non uscirà nulla di legalmente vincolante per i 192 paesi che vi parteciperanno, ma solo una bella dichiarazione politica, un foglio di carta, un'altra foresta abbattuta.
E allora sapete che vi dico?
Io spero che la Natura a poco a poco si rivolti contro i responsabili di questa violenza di massa, io spero che riduca in polvere edifici, industrie, parlamenti, automobili e centrali nucleari, invoco la sua forza distruttiva perché noi non meritiamo la sua indulgenza, la Natura è stata paziente per troppo tempo.