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03 maggio 2017

(Dichiarazione d'amore) Alla Musica

Quando sento che mi sto perdendo, quando vedo distante da me la realtà e più vicino a me il mio personale, arredato e coccolato pozzo nero, so che la Musica mi tende la sua variopinta e armoniosa mano e mi accarezza, oppure mi tira via e raccoglie.

È viscerale il mio rapporto con la musica, è il rapporto più longevo che io abbia mai intessuto in vita mia. Ho iniziato a scrivere spinta dalla musica e ho legato ad essa alcuni dei momenti più belli e importanti che ho vissuto, donando loro maggiore intensità.

C’è una nota, una canzone, un verso per ogni corda della mia anima, un continuo gioco di specchi che mi permette di riconoscermi sempre, di sapere che quella che si alza ogni mattina e che ogni notte si addormenta (con una canzone nelle orecchie) sono sempre io, Ilaria. 


30 maggio 2012

Quell'anno mia nonna si sposava col Papa


Quell’anno mia nonna si sposava col Papa. Era stata preparata una cerimonia sfarzosa, gli invitati erano molti, autorità da tutto il mondo, un corpo di ballo composto da tutte le persone che avevo conosciuto nella mia vita fino al 5° anno di liceo, che si dibatteva a suon di Beatles.
Io avevo cercato a lungo un abito adeguato. Ne avevo trovato uno a buon prezzo. Quando arrivo alla cerimonia vedo che tutti ballano e cantano. Volevo far parte anche io del corpo di ballo, ma ero vestita di nero e loro di viola, così ero esclusa da ogni passo e non potevo far vedere a mia nonna quanto fossi brava.
Scappo via, offesa e annoiata e mi imbatto in una cosa non ben definita che rotola sanguinante. Improvvisamente da una fogna spunta un braccio sporco e peloso e afferra l’oggetto. Sento un rumore di mandibole al lavoro. Terrorizzata fuggo, corro in una fontana, cerco acqua, temo di essere infetta anche io da quella strana malattia che da settimane sta perseguitando il povero popolo greco. I cannibali li cercano, li infettano, se li mangiano. E anche io sono greca. Corro in uno sgabuzzino, cerco la luce, guardo meglio, altre porte, entro più a fondo, non potranno trovarmi.
Poi mamma mi sveglia e io cerco disperatamente di continuare il sogno, ma non ci riesco.

P.S. Non tentate di psicanalizzarmi, non è una novità la mia instabilità psichica. Piuttosto, questo sogno non vi sembra una meravigliosa metafora della realtà attuale?