18 novembre 2009

La solita vittoria dell'ECOnomia sull'ECOlogia: Copenhagen e le belle (ma inutili) parole. Attendendo le risposte della Natura


Nel corso della storia umana si sono spesso compiute azioni, soprattutto di carattere collettivo, le quali hanno avuto conseguenze vistose per generazioni successive”. Lo dice Pontara nel 1995, quando nel frattempo si lavora ad un protocollo, quello di Kyoto, che verrà approvato nel 1997. Il famoso “protocollo di Kyoto” prevede la riduzione dei gas serra, in rapporto ai dati del 1990, del 5% per il periodo 2008-2012.
Naturalmente anche i migliori propositi hanno la solita scappatoia che tanto piace a quei furbacchioni che siedono su comode poltrone e giocano con le nostre vite e con i nostri desideri, maneggiandoci come pezzi di legno, dandoci l’appellativo di “numeri”, “utenti”, “consumatori”, “giovani” o “pensionati”, “studenti”, “operai” e “spettatori”.
L’oggetto in questione sarebbe una piccola nota, la quale afferma che, per entrare in vigore, il documento deve essere approvato da almeno cinquantacinque paesi.
Dal 1997 al 2004 è passato un po’ troppo tempo però. Proprio nel 2004, infatti, il protocollo viene effettivamente reso efficace con l’adesione della Russia di Putin. Alla fine del 2007 è la volta dell’Australia. Un grande buco al centro, che riempie l’atmosfera di una quantità di gas serra pari al 33,6 % della percentuale complessiva. Questo baratro si chiama Stati Uniti d’America. Il paese dei balocchi, il paese patria di Felicità e Libertà - le quali passeggiano a braccetto fra palazzi bianchi, lussuosi grattacieli a Manhattan e calde spiagge della California, evitando accuratamente ghetti per neri, scuole pubbliche e quella percentuale di persone che non può mettere piede negli ospedali perché sprovvista di assicurazione - questo paese non ha intenzione di aderire alle norme di Kyoto a causa del rischio di rovinare la propria economia a vantaggio dei paesi in via di sviluppo. E la Cina che dice? Altro buco nero, disinteresse completo.
Verrebbe da chiedersi come sia stato possibile, in soli quattro anni, riuscire a ridurre del 5% l’emissione di gas serra.
Ed in effetti questa domanda è lecito porsela. E’ lecito perché a respirare quell’aria malsana che vaga per le vie delle nostre città siamo noi, sono i nostri figli e lo saranno i nostri nipoti.
Quante volte, aspettando che l’altro vi raggiunga, accendete il motore della vostra auto e lo lasciate tossire per minuti e minuti che a voi sembrano nulla, ma per l’ambiente sono attimi di vita spezzata, un albero che non sospira più, un terreno che non sente più le carezze del cielo, un monumento storico scavato per sempre da mere combinazioni chimiche, combinazioni che si trasformano in soldi, soldi che fanno girare un’economia, economia che alla maggior parte dà briciole.
Quante volte ignoriamo l’importanza di una buona educazione al risparmio energetico, al riciclo dei materiali. E quante volte il muro dell’omertà mafiosa ha distrutto posti meravigliosi e contribuito così a creare altro degrado, altri disagi ambientali?
Il mondo aveva a Dicembre un’altra possibilità, forse l’ultima, per cambiare lo stato delle cose. Naturalmente non la utilizzerà. Si tratta del summit per i cambiamenti climatici che si terrà a Copenhagen tra il 7 e il 18 Dicembre 2009.
Il problema è fondamentalmente lo stesso che riguarda il fallimento del protocollo di Kyoto. USA e Cina.
Barack Obama è occupato con la politica interna (riforma della sanità e riforma energetica) e disturbare il Congresso con argomenti riguardanti l’equilibro ECOlogico del pianeta sarebbe troppo per l’equilibrio ECOnomico. Ma sì, che i ghiacciai si sciolgano e i deserti si estendano, se abbiamo quei bei pezzi di carta che ci danno tanto potere, possiamo anche andare sulla Luna, avete visto che l’acqua c’è?
Inoltre, disturbare la cara Cina, la quale non ne vuole sapere di norme per rispettare l’ambiente, non è conveniente, altrimenti fra i due giganti, vince quello rosso e con gli occhi a mandorla. E chi lo vuole un altro muro di Berlino?
Dunque, da Bangkok, dove si sta svolgendo la prosecuzione dei negoziati per la stesura dell’accordo sui cambiamenti climatici da approvare al summit, non uscirà nulla di legalmente vincolante per i 192 paesi che vi parteciperanno, ma solo una bella dichiarazione politica, un foglio di carta, un'altra foresta abbattuta.
E allora sapete che vi dico?
Io spero che la Natura a poco a poco si rivolti contro i responsabili di questa violenza di massa, io spero che riduca in polvere edifici, industrie, parlamenti, automobili e centrali nucleari, invoco la sua forza distruttiva perché noi non meritiamo la sua indulgenza, la Natura è stata paziente per troppo tempo.




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